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Intervista a:

Carlo Zeuli [czeuli] 


EDUCAZIONE
Che materie insegni? Che tipo di alunni hai?
Insegno laboratorio di Matematica, Calcolo combinatorio e Probabilità, Informatica. I miei studenti sono di età compresa tra i 16 e i 20 anni.
Un link dove possiamo vedere quello che fai o il centro dove lavori?
http://www.itis.castellana-grotte.it/ (Sito della scuola in cui insegno) http://bscl.fit.fraunhofer.de/bscl2/bscl.cgi/0/23772848 (sito di costruzione della conoscenza)
Che esperienze del passato ti hanno portato a dedicarti a questo? Come si sveglió in te la vocazione dell’insegnante?
Ho fatto il manager informatico nell'industria informatica, come progettista, per 25 anni ed ho sempre insegnato informatica ed applicazioni informatiche ai nuovi colleghi. Adesso l'insegnamento scolastico è il naturale prolungamento di quella vocazione.
Che maestro o maestra ti hanno influenzato/a maggiormente, e perché?
La maggiore influenza mi è venuta dalla maestra della scuola elementare, perchè riusciva a costruire la conoscenza dalla base più bassa fino a far entusiasmare per il raggiungimento delle conoscenze acquisite, in qualunque stadio della costruzione della stessa. anche il professore di matematica delle scuole superiori ha molto sviluppato la mia capacità di ragionare secondo rigore. Comunque il mio primo insegnante, riguardo la formulazione del pensiero, è stato mio padre.
Come definiresti la tua filosofia come docente?
La filosofia di insegnamento in "Scaffolding", ovvero insegnamento alla pari, sedendosi tra i discenti e attuando il costruttivismo educativo.
Che aspetto della professione rappresenta la maggior sfida per te?
La sfida di essere sempre adeguato alle richieste di apprendimento degli studenti. Tra tutti, l'orientamento scolastico è quello che mi appassiona di più e sul quale costruisco maggiormente la mia professionalità.
Che tipo di rapporto intavoli con i tuoi alunni/e?
Il rapporto di collaborazione docente/discente, sempre interlocutorio e costruttivista.
Qual è il segreto per infondere curiosità nella conoscenza?
per infondere curiosità nella conoscenza cerco di stimolare nel discente l'esigenza di fornire la risposta. Gli faccio sentire il problema e la necessità di rispondere. Da ciò, consegue lo studio strumentale a tale operazione didattica.
Qual è il tuo criterio sul dare compiti per casa, e sui voti?
Rispettando l'esigenza degli studenti di vivere non solo per la scuola ma anche per vivere la vita, richiesta dalla loro età, assegno i compiti a casa, necessari al consolidamento di quanto imparato a scuola, dicendo come valorizzare il loro tempo. Solo rispettando il loro tempo, loro rispetteranno i miei dettami. Gli insegno anche come studiare a casa, quando e come ottimizzare lo sforzo. I voti sono un processo di valutazione dell'apprendimento progressivo ed il monitoraggio dell'attività didattica per rilevare i punti che necessitano di ulteriore approfondimento e, mai, un giudizio sulla qualità dello studente.
È possibile insegnare/apprendere la creatività? Come?
È possibile insegnare/apprendere la creatività insegnando ad andare oltre il metodo, capendo il motivo dell'attività didattica e la loro capacità di approndire i temi svolti nel senso di dare risposte anche ai problemi pratici della vita.
In che modo ti fai rispettare in classe? Cosa fai quando sorge un problema di disciplina?
Ti fai rispettare solo se rispetti. La disciplina si insegna credendoci. Il convincimento sentito dal docendo trasfonde nel discende. Nei rari casi in cui serve rettificare un comportamento non consono, basta ribadire i ruoli, badando sempre a non ledere la dignità dell'interlocutore, anche se di grado inferiore.
Come personalizzi l’insegnamento? In che modo gestisci i differenti livelli di studenti nella stessa classe?
personalizzo l’insegnamento sempre interloquendo con tutti. In ogni spiegazione c'è un dialogo che il docente effettua in qualità di moderatore e di partecipante esperto e, in questo modo, verifico costantemente il livello di apprendimento di interesse. Personalizzo l'apprendimento, soffermandomi su chi ha i maggiori dubbi. Farlo da subito mi aiuta a non perdere tempo, facendo bveneficiare gli altri dei dubbi dei loro compagni.
Cosa significa per te apprendimento collaborativo? Come lo metti in pratica?
apprendimento collaborativo per me significa procedere progressivamente nel raffinamento della costruzione della conoscenda nel quale ciascun partecipante in scaffolding costruisce la conoscenza propria ed altrui, a partire da ciò che ha costruito l'altro. spesso rispondo a qualcuno con la domanda fatta da un altro.
Cosa ti aspetti dai tuoi supervisori? Qual è la qualità a cui dai importanza nella persona che dirige il centro?
Nella struttura in cui opero c'è una fiducia istituzionale nel mio operato. La qualità a cui do importanza, nella persona che dirige il centro, è il discernimento.
Che temi di dibattimento sull’insegnamento sono per te di maggiore interesse?
I temi di dibattimento sull’insegnamento, per me, di maggiore interesse, sono l'orientamento scolastico e le finalità dell'operato didattico.
Sarebbe buono che gli insegnati avessero degli incentivi economici in rapporto ai risultati scolari degli alunni?
Previo una corretta attribuzione dei parametri connessi con le finalità della didattica, sarebbe utile attuare un processo meritocratico. Il problema è: chi stabilisce tali parametri?
A parte più risorse, cosa manca nella scuola di questo periodo?
Mancano insegnanti non stereotipati. Manca un corretto tirocinio e affiancamento scuola-lavoro. Manca la partecipazione attiva del mondo del lavoro e dell'università. Manca, quindi, il capire a cosa è teso lo sforzo di docenti e studenti. La finalizzazione dell'operato è requisito di correttezza e ottimalità.
Com’è la tecnologia che utilizzi abitualmente durante le lezioni?
la tecnologia che utilizzo abitualmente durante le lezioni è prevalentemente Microsoft Office, insieme a costrutti matematici di mia invenzione ed approntamento.
Alla luce delle nuove tecnologie, bisogna re-inventare la scuola, i suoi metodi e gli obbiettivi?
Alla luce delle nuove tecnologie, bisogna e si può re-inventare la scuola, i suoi metodi e gli obbiettivi spingendo sulla multimedialità e la ipertestualità.
Se potessi creare una scuola ideale, come sarebbe?
sarebbe una scuola pià induttiva e meno deduttiva. Sarebbe un luogo in cui i problemi, i temi, i programmi e la didattica li fornisse il Ministero, ma verificati continuamente sul campo: società, mondo della cultura, Università, mondo del lavoro. sarebbe una scuola in cui si "spinge meno" e si "tira di più"!
Come ti immagini che sarà una scuola tra vent’anni?
tra vent’anni immagino che sarà una scuola molto più interattiva, con più tele-partecipazione da casa, con i professori dislocati in qualche luogo, in funzione di moderatori e con 2un occhio" sempre più calato nell'ambiente destinatario delle conoscenze: mondo del lavoro, ecc. La scuola, praticamente diventerà un laboratorio virtuale, nella misura specifica dell'applicabilità della tecnologia alle varie discipline.
Quali sono le tue mete personali? Cosa ti piacerebbe fare tra cinque anni?
tra cinque anni le mie mete personali potrebbero essere quelle di svolgere l'attività di mediatore della conoscenza, in qualità di esperto didattico e della conoscenza e, anche, del mondo del lavoro, avendolo frequentato per un quarto di secolo.
Che qualità pensi siano necessarie per dedicarsi all’insegnamento?
Le qualità che penso siano necessarie per dedicarsi all’insegnamento sono l'intelligenza e, nell'ambito di essa: il discernimento, l'obiettività, il metodo, la capacità di adattarsi alle diverse condizioni ed esigenze. Ma anche l'umiltà, la capacità di individuare le esigenze del discente e di adattare il proprio contributo, senza imporgli il modello educativo. Avere la sensibilità di proporre e non di imporre. Capire i tempi e i modi più ottimali e rispettosi per il discente. Trattare il discente come un "cliente della scuola" e non come un "servo sottoposto alla gerarchia dei ruoli". In pratica, le capacità del bravo insegnante, molto trattate in Scienze del'leducazione.
 

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© Carlo Zeuli
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