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Intervista a:

Francesca Diano [francescaemilia] 
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SCRIVERE
Come hai iniziato a scrivere? Chi ti leggeva all'inizio?
Ho iniziato a scrivere prima ancora di saper scrivere, perché mi piaceva raccontare delle storie inventate da me e poi, quando sono cresciuta, le mettevamo in scena con i miei compagni di giochi. Poi, quando ho iniziato a scrivere, non ho smesso più: racconti, poesie soprattutto.
Qual è il tuo genere preferito? Alcuni link dove possiamo vedere o leggere qualcosa di una tua opera recente?
Direi narrativa, soprattutto negli ultimi anni. Ma anche poesia, che scrivo fin da sempre. Ho scritto saggi, articoli, prefazioni a testi che ho tradotto, racconti, poesie e l'ultimo in ordine di tempo è un romanzo. E poi, ovviamente, la mia attività di traduttrice letteraria da ormai 30 anni, per grandissimi scrittori, come Anita Nair, di cui sono la traduttrice italiana, Sudhir Kakar. Susan Vreeland, Pico Iyer, Themina Durrani, Thomas Crofton Croker, il grande folklorista irlandese e molti, molti altri.

http://www.facebook.com/home.php#!/pages/La-Strega-Bianca- (...)

Questo è il link al mio blog, Il Ramo di Corallo
www.emiliashop.wordpress.com
Com'è il tuo processo creativo? Che cosa succede prima di sederti a scrivere?
Scrivere è un atto globale. Non ha un inizio preciso. Il mettere parole in fila su di una pagina è solo l'atto finale di un processo che può iniziare molti o moltissimi anni prima e che poi matura dentro di te ed esce nella forma che gli è necessaria solo nel momento in cui l'ha raggiunta. E non è un processo che controlli o su cui puoi agire.
Non succede nulla di preciso prima di scrivere se non l'urgenza di farlo perché sai che ciò che hai dentro VUOLE essere detto.
Poi inizia la fatica vera. Perché scrivere è una fatica, un lavoro che richiede la concentrazione di tutto il tuo essere, psichico e fisico. Però ti dà talmente tanto che ogni fatica è ripagata.
Che tipo di lettura ti attiva la voglia di scrivere?
Non dipende da una lettura, perché non è un processo imitativo. Ma certo leggere i grandi ti insegna quanto si possa dire e quanta umiltà ci voglia
A tuo parere, quali sono gli ingredienti basilari di una storia?
La verità interna di ogni personaggio. E intendo davvero "interna" e soprattutto che la storia non si limiti a raccontare dei fatterelli o delle emozioni ma che tutto, assolutamente tutto abbia un suo perché all'interno di un tessuto in cui ogni punto sia indispensabile. Si scrive solo con la consapevolezza che quello che scrivi deve trascendere la tua individualità.
In che panni ti senti meglio: prima persona o terza?
Entrambe. Dipende da ciò che racconto e da chi racconta. Mi piace la prima persona se il personaggio è un uomo. Mi aiuta a identificarmi meglio
Che scrittori famosi ammiri di più?
Dickens, Poe, Calvino, Mellville, Balzac, Defoe e il Manzoni dei Promessi Sposi
Cosa rende un personaggio credibile? Come crei i tuoi?
Lo devi "sentire", vedere, conoscere in ogni suo pensiero, gesto, abitudine, anche se poi non scrivi tutto questo.
I miei personaggi nascono da persone reali, più di una che convergono in un unico carattere, ma anche da situazioni immaginarie. Ma tutti hanno qualcosa, anche solo un particolare, che ho notato o conosciuto di persona, magari anche solo di sfuggita
Sei altrettanto bravo raccontando storie oralmente?
Forse anche più che nello scrivere. Credo di essere un'ottima story teller per natura. Raccontare mi piace immensamente.
Nel più profondo delle tue motivazioni, per chi scrivi?
In eguale misura per me e per chi leggerà. Chi dice di scrivere soltanto per se stesso o mente o non sa cosa sia lo scrivere ed è meglio che non lo faccia se non come esercizio. Spesso rileggo quello che ho scritto mettendomi nei panni di un lettore immaginario, maschio o femmina di età varie e provo a vedere con i suoi occhi. Questo mi aiuta a prendere la distanza dalla scrittura e a vederne i difetti.
Scrivere è comunicare! Comunicare la nostra visione del mondo, con la speranza che possa aggiungere anche solo una briciola alla conoscenza. Perché scrivere è cercare il senso delle cose, non certo uno sfogo o peggio ancora il comunicare delle emozioni. Quella è roba che rimane chiusa all'interno di un circolo senza sbocchi se di quelle emozioni non cerchi l'origine e i meccanismi e non ne comprendi il significato.
Altrimenti rimane solo scrittura e non diventa mai letteratura.
Si può scrivere come terapia personale? I conflitti interni sono una forza creativa?
Direi proprio di sì, perché lo scrivere, come tutti i processi creativi, è cercare di dare un ordine al caos. E questo severo esercizio di consapevolezza, che ti costringe a "comprendere" davvero, è già di per sé una terapia molto potente.
I conflitti interni non sono di per sé una forza creativa se dentro non l'hai già, ma possono essere il carburante di quella creatività.
Ti serve il feed-back dei lettori?
Moltissimo. E' ciò che ogni scrittore chiede
Ti presenti a concorsi? Hai ricevuto premi?
No non mi presento a concorsi, tranne in passato due miei editori hanno presentato mie traduzioni al Premio Monselice di traduzione, che è il più importante premio italiano in questo campo e in uno dei casi ho ricevuto una menzione di merito.
Mostri i tuoi bozzetti a qualcuno di fiducia per avere la sua opinione?
No. Credo di avere una consapevolezza critica molto forte e severa già di mio e so di essere il mio giudice più severo. Inoltre, come ho detto, per me scrivere è un processo di enorme consapevolezza e non scriverei mai nulla che non fosse assolutamente necessario. Per farlo sono capace di riscrivere anche molte volte e di togliere tutto ciò che mi appare superfluo. Tendo a togliere più che ad aggiungere. Per quanto sia comunque utile il consiglio di una persona la cui opinione rispetto moltissimo ed è mia figlia.
Credi ti aver già trovato la "tua voce" o è qualcosa che cercherai eternamente?
Direi proprio di sì. La mia voce mi è molto chiara, come il mio stile, anche se non saprei definirlo. Lo è stato fin dall'inizio. Anche se con gli anni e l'esperienza di certo si affina e si precisa sempre di più.
Ti imponi una disciplina per organizzare orari, mete, ecc? Quale?
Disciplina? Cos'è?
Di cosa ti circondi nel tuo studio di lavoro per favorire la tua concentrazione?
Ho bisogno solo di solitudine, di niente altro
Scrivi allo schermo, stampi con frequenza, correggi nel foglio….? Com'è il tuo processo?
Sì scrivo sul pc, non stampo mai e correggo molto spesso ma solo a distanza di tempo. Il tutto deve decantare. Posso anche iniziare qualcosa, interrmperlo per molto tempo e poi riprenderlo all'improvviso
Che pagine on-line frequenti per condividere esperienze o informazioni?
Il mio blog, altri blog, Facebook ma soprattutto uso Google per ricerche di base
Com'è stata la tua esperienza con case editrici?
Sempre pessima alla fine. Pur essendo nell'editoria da trent'anni per i miei lavori di traduzione e avendo avuto a che fare indirettamente con gli editori sin da quando sono nata per le opere di mio padre, devo ancora trovare un editore di cui ci si possa fidare o che abbia una cultura tale da capire cosa davvero vale e cosa no o che non guardi solo e unicamente al profitto. Ovviamente pubblicare è un business ed è chiaro che deve rendere economicamente, ma dato che in teoria si occupa di cultura, dovrebbe fare anche quello e le due cose sono conciliabilissime. Ma pochi lo capiscono. Corrono dietro alle mode più sciocche e non scelgono. Sono stata per moltissimi anni anche consulente editoriale e ogni opera da me proposta o caldeggiata è stata un successo. Ma pare che questo non interessi. E' più importante la cricca. Molto triste.
In che progetto stai lavorando ora?
A un secondo romanzo e a una raccolta di racconti, ma anche a un saggio molto importante su un grande folklorista irlandese.
Cosa mi consigli di fare con tutti quei testi che continuo a scrivere da anni e che però non ho mai mostrato a nessuno?
Non saprei. Oggi in Italia più che mai è impossibile pubblicare se scrivi qualcosa di davvero nuovo e sai scriverlo molto bene, ma sopratutto se non fai parte di qualche cricca o partito o non hai favori da scambiare.
Del resto seguitare a scrivere senza mostrare nulla a nessuno ha poco senso.
Consiglierei però di fare solo quello in cui si crede con tutti se stessi e non fermarsi mai di fronte ad alcun rifiuto. La determinazione e il credere profondamente in quello che si fa sono le cose più importanti.
Però ci sono modi per far circolare il proprio lavoro, come stamparsi i propri libri su siti come ilmiolibro o lulu e simili e tenere un blog. Oggi ci sono molti modi per farsi leggere senza dover passare per forza da un editore.
 

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Francesca Diano
Padova


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© Francesca Diano
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