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CREATIVITÁ

Dichiarati: con che persona o impresa ti piacerebbe lavorare?
 
Whohub


non guardo il nome, quello che cerco è voglia di crescere e di far bene nel rispetto totale dei propri collaboratori. 


Con le radio, le televisioni 


Eh, il sogno nel cassetto è Pixar! Per una come me che ha la passione per il disegno e una buona inclinazione verso l'informatica e la computer grafica, oltre che una passione per il cinema e la narrazione, sarebbe un sogno che diventa realtà. Mi accontenterei anche di uno studio più piccolo ma che lavori con le stesse idee e la stessa filosofia. 


CON ME STESSO. 


BubbaGump 


che persona è giusto: una che rispetta il tuo lavoro e che facilita il tuo compito. 


Mi piacerebbe lavorare con qualche casa di moda come Chloè,Armani,Elie Saab e tante altre così da imparare molto di più sul mondo della moda per il quale ho una grandissima passione.Inoltre mi piacerebbe lavorare per mensili di moda come Vogue,Galmour,Cosmopolitan.Ma soprattutto il mio più grande sogno sarebbe quello di recitare in film di registi italiani e stranieri. 


Individuale,con me stesso 


Tashen, Gruppo editoriale L'Espresso, il sole 24 ore, Giunti Editore 


Versace & Valentino sono i miei ispiratori.
Avrei voluto conoscere Versace ma è morto nel 1997 insieme a Lady Diana e Madre Teresa di Calcutta.
 


PER ORA LAVORO DA SOLO SE C'E QUALCUNO INTERESSATO CONTATTAMI 


D'acchito direi Peter Gabriel.
Che lui scrivesse delle musiche cui mi lasciasse dare le parole.
 


Con chiunque abbia voglia di spendersi e rischiare la propria faccia. 


Collaborare si, con la Swarovski 


Piloto la domanda preconfezionata per una altra importantissima, che probabilmente interessa molti di voi.

DOMANDA: C'è qualche informazione importante che vorresti avere dalle compagne/i di sito riguardo al mondo del lavoro?

22 Novembre 2012
Tutto parte da una mia considerazione: la divisione fra arte e creatività.
Considero la vera arte come una vocazione, un qualcosa totalmente svincolato dalla necessità che questa diventi una fonte di guadagno e separata dall'acquisizione di conoscenze tecniche; anzi questi aspetti generalmente uccidono poco alla volta il demone artistico che alberga in noi. Contemporaneamente il vero artista è ovviamente un creativo e possiede perciò particolari risorse nel campo umano e cognitivo ad altissimo livello. Si tratta perciò di sfruttare questi risorse, separandole dalla propria produzione e vocazione artistica, per impiegarle in modo "profano" nel campo della ricerca di una professione.

Ma questo aspetto si scontra con la dura realtà del mercato del lavoro. Sempre di più le aziende cercano persone con caratteristiche intriseche legate alla loro umanità e creatività ma le subordinano sempre ad altre caratteristiche più oggettive, come il possesso di determinate conoscenze ed esperienze di lavoro e l'età. Non capendo così che avranno sempre un "prodotto medio": una certa creatività media subordinata a determinati requisiti tecnici acquisiti nella propria esistenza. Così facendo la maggior parte dei veri creativi rimmarrà tagliata fuori: invece di cercare persone in possesso di determinate "facoltà" che non possono essere apprese, si preferiranno quelle altre che hanno fatto un determinato percorso di apprendimento, ma che non potranno mai avere quelle caratteristiche intrinseche e ascritte delle prime.

A questo articolato ragionamento segue una domanda spaventosamente semplice: qualcuno è a conoscenza di aziende che selezionano persone in base alla loro genialità, accettando poi che determinate esperienze e conoscenze vengano acquisite in seguito? Una provocazione, ma poi forse non del tutto: andrebbero bene anche istituti di ricerca nel campo delle scienze cognitive (perchè no! Facciamo le cavie, basta che ci paghino).
 





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