Intervista a:Guido Mazzolini [neo1967]
SCRIVERE
 | Come hai iniziato a scrivere? Chi ti leggeva all'inizio? Penso di scrivere da sempre. La passione per la scrittura è sempre stata complementare alla musica. Ho scritto molte canzoni. All'inizio non riuscivo a concepire un testo separatamente dalla melodia, poi col tempo ho capito che ci sono parole che non necessitano di musica e viceversa. |
 | Qual è il tuo genere preferito? Alcuni link dove possiamo vedere o leggere qualcosa di una tua opera recente? La poesia è da sempre il mio primo amore. E il primo non si scorda mai, o meglio lo si sublima in forme più eteree e sottili, ma sempre da esso originate.
Potete trovare qualcosa di me qui: www.wix.com/guidomazzolini/page
Le mie canzoni le trovate invece in: myspace.com/guidomazzolini |
 | Com'è il tuo processo creativo? Che cosa succede prima di sederti a scrivere? È difficile spiegare il processo creativo. A volte è come un interruttore acceso nel testa e nel cuore che quando si spegne lascia un senso di silenzio e frustrazione. In quei momenti è meglio pensare ad altro oppure leggere un libro. |
 | Che tipo di lettura ti attiva la voglia di scrivere? Assolutamente le poesie. Di ogni genere. Di ogni forma. Di ogni anima. |
 | A tuo parere, quali sono gli ingredienti basilari di una storia? È come in cucina. A volte con poche cose si creano piatti straordinari. Il primo ingrediente, forse il solo, è la sincerità. |
 | In che panni ti senti meglio: prima persona o terza? È indifferente. Il primo romanzo che ho scritto (Il passo del gambero) è raccontato in terza persona, in effetti sono una specie di voce fuori campo. Scrivo in prima persona quando l'emozione mi salta addosso all'improvviso. |
 | Che scrittori famosi ammiri di più? Se una scrittore è famoso ha già la mia ammirazione. Non importa come scrive. Vendere un libro a molta gente vuole dire comunicare sè stessi e già questo è un ottimo risultato. |
 | Cosa rende un personaggio credibile? Come crei i tuoi? Mi riallaccio al discorso precedente della sincerità. Ci sono personaggi nella letteratura che sono assolutamente non-credibili per il contesto della storia, ma che grazie al talento del narratore diventano possibili. Penso alle figure quasi mitologiche di Marquez, assolutamente irreali ma vive grazie alla scrittura.
Come creo i miei? Chiudo gli occhi e li immagino. Vivi e impossibili. |
 | Sei altrettanto bravo raccontando storie oralmente? No. Assolutamente. Preferisco la creazione di getto ma seguita da un lavoro meticoloso di rivisitazione e modifica. Spesso uso più la gomma della matita, anzi, in quest'era digitale...uso più il tasto backspace dell'enter. |
 | Nel più profondo delle tue motivazioni, per chi scrivi? Scrivo perché non serve a niente, mi piace il gesto vano e la minuziosa perdita di un tempo regalato inutilmente, l’arrendersi nel ricordo vago concesso come dono, come un gioiello prezioso da conservare in eterno.
Scrivo poesie e stupito le guardo nascere come gemme in primavera, come briciole di un sogno nitido al risveglio. Le sento crescere dentro come un’idea di espressione, sono piccoli suoni di una parola vera, di un verbo autentico che potrebbe essere unico e invece rappresenta il sentire di una moltitudine indefinita, dal primo vagito perso nella notte del tempo fino all’ultimo respiro del mondo, perché l’uomo non è soltanto somma delle proprie personali esperienze ma anche e soprattutto insieme dei sogni e desideri più intimi e quelli sono comuni a tutta l’umanità.
Scrivo parole perché mi rappresentino come tanti me stesso calati in dimensioni nuove e apparentemente irraggiungibili, tolgono le maschere e il fango che incrosta i miei occhi; sono proiezioni di un Io diverso e inaspettato, alla stesso tempo simile e differente, comparsa o protagonista assoluto di una storia.
Scrivo perché non posso farne a meno, è una condanna severa giustamente inflitta e un delizioso stillicidio di pena; è l’irrinunciabile bisogno di alzare bianche vele, l’istinto benedetto di Ulisse o il maledetto desiderio di salpare verso terre sconosciute.
Scrivo come sola giustificazione al mio malessere, alla parte più scura di me che non accolgo e detesto, all’ombra che spegne il sole caldo, al sale di lacrime amare e all’urlo di rabbia e di bestia ferita.
Scrivo poesie per non scriverne più, ogni volta come fosse l’ultima occasione, perché ogni strada porta a direzioni affascinanti ed insondabili ma quanto è difficile dimenticare la prudenza meschina o l’umana convenienza del sopravvivere quieto tracciando un passo in più nel futuro ed uno in meno nel tempo concesso.
Scrivo per te che stai leggendo ora, lettore senza nome e sconosciuto amico. Scrivo perché sono vivo, respiro, penso e credo; perché la Vita è la perfetta poesia, la più splendente e disperata, è quella ancora da cantare, quella che mai scriverò. |
 | Si può scrivere come terapia personale? I conflitti interni sono una forza creativa? Una gran parte dell'espressione artistica di qualsiasi genere nasce per sortire un effetto catartico, quasi una sorta di purificazione personale. La rabbia, la disillusione e il disamore sono spinte notevoli. A volte però accade che la scrittura nasca da uno stato sublime di quiete paradisiaca che vorresti non finisse mai. |
 | Ti serve il feed-back dei lettori? Mi servono i lettori in generale, perché ingenuamente credo di servire a loro. |
 | Ti presenti a concorsi? Hai ricevuto premi? Partecipo a qualche concorso e ho anche vinto qualche premio e avuto qualche segnalazione. Tutta benzina da gettare nel fuoco insaziabile dell'ego, ma che brucia troppo in fretta. |
 | Credi ti aver già trovato la "tua voce" o è qualcosa che cercherai eternamente? La mia voce è questa. Forte o sussurrata, in ogni caso, dice di non smettere mai di cercare. |
 | Scrivi allo schermo, stampi con frequenza, correggi nel foglio….? Com'è il tuo processo? Scrivo. A volte poche righe. Altre volte pagine su pagine. Poi incomincia il difficile lavoro della correzione. Non è facile essere giudici di sé stessi, si passa dal totale lassismo alla più spietata censura. Alla fine però ti accorgi di non avere buttato via niente. Anche le peggiori poesie o i dialoghi più infami, servono per costruire sensazioni successive. |
 | Com'è stata la tua esperienza con case editrici? Notevole. Oggi gli editori sono moltissimi. Tra questi trovi anche il cialtrone che ti chiede contributi esorbitanti. Io li chiamo gli "editipografi", in pratica tu acquisti le copie e loro non muoveranno un dito per distribuire il tuo "sangue". Ma ancora qualcuno serio e motivato c'è. Per fortuna. |
 | In che progetto stai lavorando ora? Molte parole al fuoco...un romanzo già finito che aspetta solo un editore e due sillogi di poesie, una di prossima uscita. |
 | Cosa mi consigli di fare con tutti quei testi che continuo a scrivere da anni e che però non ho mai mostrato a nessuno? Fai come credi. Scrivere può essere anche un mero atto solipsistico, non è detto che per forza qualcuno debba leggere ciò che scrivi. Se senti invece il bisogno di condividere consiglio di cominciare da internet, ci sono siti che divulgano i tuoi testi. Il passo successivo è la ricerca di un editore. Che sia serio. |
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