Intervista a:Vasco Rialzo [vascorialzo]
SCRIVERE
 | Come hai iniziato a scrivere? Chi ti leggeva all'inizio? Non c’è stato un vero inizio. Scrivevo già. Robe personali. Email e lettere. Ad amici ed amiche. Poi, un giorno, una di queste, la mia più cara ed affezionata, mi ha suggerito di impegnarmi di più. Di dar vita ad un libro. Che prendesse forma da tutte quelle righe inviate per posta o via internet. Da quel brodo primordiale, disordinato ma pieno di spunti, è nato “Chilliens (donne)”.
I miei primi lettori sono stati gli antichi destinatari di quelle stesse email e lettere. Inviate tempo addietro. Ne sono rimasti colpiti. Hanno rivissuto vecchie storie. Poi è stato il turno di amici e parenti. Che si sono scandalizzati, in alcuni casi. Ho così scremato i puritani che minavano la mia vita. Poi, con un po’ di promozione e passaparola, sono cominciati ad arrivare i lettori sconosciuti. Tra i quali ho trovato sostenitori e oppositori. Come sempre accade. |
 | Qual è il tuo genere preferito? Alcuni link dove possiamo vedere o leggere qualcosa di una tua opera recente? Più che di genere mi piace parlare di stile e contenuto. Amo la scrittura forte, spietata, tagliente. Che parla delle cose come stanno. Senza pudore e ipocrisia. Mi emoziono quando trovo qualcuno che scrive, o dice ad alta voce, le cose che tutti pensano. E che pochi, pochissimi, mettono nero su bianco. O dicono apertamente.
Prediligo i libri che sviscerano la pochezza dell’uomo. L’ossessionante antropocentrismo. L’ancestrale cattiveria che ci contraddistingue. Da tutti gli altri esseri viventi. Penetro nei libri che esaltano le sensazioni fisiche e sessuali. Che analizzano i sentimenti tra donna e uomo. E viceversa. Mi appassiono dinanzi alle storie crude, vere, a tratti violente. Sono pesante, lo so.
Il mio mondo online lo trovate nel blog: http://vascorialzo.blogspot.com
Di recente ho anche attivato un inutile sito statico http://site.google.com/site/vascorialzo, ma è veramente orribile. E veramente immobile.
Mi trovate anche su Facebook (cercate Vasco Rialzo). Mio malgrado. Dove dico un sacco di scemenze.
Il libro “Chilliens (donne)” è ovunque in rete. A Bologna lo trovate anche in alcuni negozi e librerie. L’indirizzo della cooperativa editrice UNI Service che ha osato pubblicarlo è http://www.uni-service.it/chilliens.html |
 | Com'è il tuo processo creativo? Che cosa succede prima di sederti a scrivere? Non ho un processo. Men che meno creativo. Odio ‘sto termine, tra l’altro. Scrivo per me stesso. Parlo di me stesso. Attingo alla mia vita, per scrivere. Ci ricamo sopra. Libero la fantasia. La scateno ciecamente. E ciò che ne esce sono i miei scritti. Senza un metodo. Un pazzo. Furioso. Un cavernicolo, agli occhi di tanti intellettuali. Ma me ne frego. Sono e rimango istintivo, ingestibile, lunatico. Basta leggermi. Si capisce subito di cosa parlo. Come scrivo.
Prima di sedermi? Cosa accade? Qualunque cosa. Posso mettermi a scrivere perché ho seriamente deciso di farlo. Oppure inizio a battere i tasti dopo avere fatto merenda. Dopo essermi bevuto un bel bicchiere di vino. Dopo avere schiacciato un pisolino. Avere fatto la cacca. O essermi sciacquato il culetto. Essermi goduto un tramonto. O avere pianto in solitudine. Come avere giocato con mio figlio. Tutto può succedere prima che mi metta a scrivere. È il suo bello. Non ho regole o stupide cabale. Va bene così. |
 | Che tipo di lettura ti attiva la voglia di scrivere? Quella di cui parlavo prima. Se ci vogliamo limitare agli “stimoli da lettura”. Perché, in realtà, è ciò che accade intorno a me che mi arricchisce di idee. Mi invoglia a buttare giù le parole. Qualunque cosa sia. Qualunque cosa succeda. La scoreggia di un vecchio in autobus. Il sorriso di un bimbo nel passeggino. Gli occhi di una donna. La cassiera che batte la spesa. La telefonata a mio padre. Il prurito di un pizzico di zanzara. Il deretano di una passante. Lo starnuto di un pescivendolo. Tutto può essere utile. Può suggerirmi qualcosa. |
 | A tuo parere, quali sono gli ingredienti basilari di una storia? A domanda noiosa segue risposta noiosa. Il senso finale. I personaggi. Gli avvenimenti. La fantasia. Ecco, direi soprattutto questa. Che farebbe bene anche a voi. Per formulare domande più interessanti. Senza offesa, naturalmente. |
 | In che panni ti senti meglio: prima persona o terza? Prima e terza. Mi sento bene quando chi parla è Vasco Rialzo in persona. O qualcuno che lo impersona. Fa anche rima. Prossima domanda? Sempre senza offesa. |
 | Che scrittori famosi ammiri di più? Me l’aspettavo. La fanno tutti ‘sta domanda. Dinanzi alla quale tutti gli scrittori (ma non solo) si scatenano con mille citazioni. Per presentarsi in modo interessante. Per spacciarsi preparati. Per fare gli intellettuali. Per dimostrare che ne sanno. Credo di avere già risposto, da qualche parte, a ‘sta domanda. Adesso non ne ho voglia. Opto per la sintesi. Massima. Rispondo con un solo nome. Ed un solo libro. O.P. ossia il Vero Bevitore. Di Paolo Monelli. |
 | Cosa rende un personaggio credibile? Come crei i tuoi? Il suo essere umanamente autentico. Terreno. Sincero.
I miei personaggi non li creo io, ma la vita di tutti i giorni. La sofferenza. L’amore. Il sesso. La bassezza del genere umano. Io mi limito a vestirli come più mi aggrada. E ficcarli dentro ad una storia. Quasi sempre autobiografica. Almeno nel suo insieme. |
 | Sei altrettanto bravo raccontando storie oralmente? Non so. Le uniche che racconto solo quelle a mio figlio. Prima che si addormenti. Sembra amarle molto. Se vi fidate della sua opinione, allora sono bravo. Sì. |
 | Nel più profondo delle tue motivazioni, per chi scrivi? Già detto. Per me stesso. |
 | Si può scrivere come terapia personale? I conflitti interni sono una forza creativa? Sì. A me scrivere fa bene. L’ho scoperto tardi. Ma adesso non posso più farne a meno.
Di nuovo sì. Ovvero, i conflitti interni o, meglio, interiori sono una forza espressiva, d’ispirazione. Per me senza ombra di dubbio. Per gli altri non so. E non mi interessa più di tanto. La finiamo con il termine “creativo”? |
 | Ti serve il feed-back dei lettori? Servire è un verbo importante. Però rispondo di sì. Ho ascoltato attentamente i pareri e i commenti ricevuti da chi ha letto “Chilliens (donne)”. E ne ho tenuto conto mentre scrivevo il secondo libro. Mentre il primo è nato senza contaminazioni esterne, posso dire che quest’ultimo, oggi pressoché finito, onora le fatiche di chi mi ha detto o scritto cosa ha pensato e provato leggendo “Chilliens (donne)”. Grazie a tutti. E, soprattutto, a tutte. Visto che ho più lettrici che lettori. Incredibile.
Comunque anche la parola “feed-back” mi sta sul cazzo. |
 | Ti presenti a concorsi? Hai ricevuto premi? Ho solo inviato qualche racconto. Qua e là. Non mi piacciono né i concorsi né i premi. Difficilmente mi impegno a parteciparvi. Tant’è che non ne ho vinto nessuno. Ovviamente. |
 | Mostri i tuoi bozzetti a qualcuno di fiducia per avere la sua opinione? Mi piace farlo, qualche volta. Ma cambio spesso idea. Per cui non sempre lo faccio. Mi diverte di più parlarne. A voce. Nei luoghi e nei momenti più disparati. Raccolgo idee, suggerimenti, stimoli. Creo disordine pulsante. Ispiratorio. |
 | Credi ti aver già trovato la "tua voce" o è qualcosa che cercherai eternamente? Uffa, che strazio. La mia voce? La risposta è insita nella domanda. Se scrivo, reputo di averla già trovata. Non credo di dovere cercare nulla di nuovo, in futuro. Posso solo affidarmi a lei. Alla voce. Che faccia ciò che crede. Che mi faccia scrivere ciò che vuole. Mi fido. |
 | Ti imponi una disciplina per organizzare orari, mete, ecc? Quale? Nessuna disciplina, per carità. Morirei anzitempo. |
 | Di cosa ti circondi nel tuo studio di lavoro per favorire la tua concentrazione? Non ho uno studio. Per concentrarmi richiedo solo una condizione. Non avere fretta. Solo questo. Il resto viene da sé. Il problema è che sono frettoloso. Molto. |
 | Scrivi allo schermo, stampi con frequenza, correggi nel foglio….? Com'è il tuo processo? Scrivo allo schermo, scrivo a mano, stampo bozze di una pagina, bozze di cento pagine, correggo prima allo schermo, poi sempre e più volte su foglio. Poi di nuovo sullo schermo. Poi scrivo qua e là. Poi mi innervosisco. Lascio perdere. Poi stampo di nuovo. Per poi ricontrollare tutto a video. E ricomincio daccapo. Tutto chiaro?
Il processo? Scrivere quando mi viene un’idea. Se non ho il calcolatore elettronico a portata di mano, butto giù qualche appuntino su foglietti, fazzolettini di carta, tovaglioli. Ho una memoria a breve termine pessima. Sono vecchio, ormai. In questo modo, non dimentico le idee. Poi riverso tutto sulla tastiera. E così via. Alla fine spendo un sacco di soldi in fazzolettini e post-it. |
 | Che pagine on-line frequenti per condividere esperienze o informazioni? Qualche sito l’ho segnalato sul blog. Ma di base cambio sempre. Gioco molto con le parole chiave. Mi piace esplorare, cercare, lasciarmi trascinare dall’entropia di internet. Senza regole, anche qui. Mi dispiace deludervi. |
 | Com'è stata la tua esperienza con case editrici? Con “Chilliens (donne)”, limitata e frettolosa. Con il secondo libro voglio essere più paziente. Dimostrare a me stesso che sono cresciuto. Maturato. Almeno un po’. Appena appena. Tanto è inutile. Non ci riuscirò. |
 | In che progetto stai lavorando ora? Non era più corretto dire (tradurre) “A che progetto...”? Rifletteteci.
Comunque sto concludendo il secondo libro. Molto diverso da “Chilliens (donne)”. È una storia d’amore. Squisitamente bolognese. Che si svolge a Barcellona. Città a cui sono molto legato. Due amici vi trascorrono una settimana. Per ragioni pseudo-professionali. Roba di musica. E gli capitano tante cose. Belle e brutte. Tanti personaggi catalani. Tanto cibo e buon vino. Musica, appunto. Emozioni e sentimenti. Amicizia e paura. Amore e pochissimo sesso. Ma di alta qualità. Intorno la magia di Barcellona. In ogni dove. Ironia rialziana allo stato puro. Boh, a me piace. Vedremo i lettori che diranno.
Il terzo libro sarà ancora diverso. Africa, la parola chiave. Ma è presto per dire di più. |
 | Cosa mi consigli di fare con tutti quei testi che continuo a scrivere da anni e che però non ho mai mostrato a nessuno? Di ficcarteli in... Scherzo. Pubblicali da solo. Valorizzali. Su carta. O in rete. Se è da anni che scrivi così tanto, significa che ti piace. Per cui, fottitene di tutto. Comincia col rileggerteli tu. Poi falli leggere agli altri. Solo quando ti va. Nel modo che preferisci. E a chi vuoi tu. Se poi un giorno finirai in libreria con un vero libro, allora dimmelo che lo vado a comprare. Forse. |
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